Da Siracusa a Piazza Armerina

Words by

Viaggio a Siracusa: un itinerario siculo

Capitolo I: Ortigia

La Sicilia ha un modo tutto suo di farti sentire il benvenuto. Oltre ai colori che la inondano già dall’aurora, ai suoni e rumori delle città di mare e dei porti, e agli aromi che si sprigionano lentamente nelle viuzze dei centri storici, si percepisce qualcosa di speciale sin dal primo istante della giornata.

Lo si assapora a partire dalla colazione, il momento in cui tutta l’isola, svegliandosi, ti dà il buongiorno con le ricchezze che da secoli prosperano sui suoi terreni.

È un vero e proprio rituale quello della colazione, che al posto di caffè e croissant fa spazio a enormi brioches, calde e fragranti, accompagnate dalle granite al limone e al caffè, le più fresche e aromatiche che possiate immaginare.

Sarà il mio saluto quotidiano all’isola, dopo le notti di riposo seguite a giri, visite e passeggiate alla scoperta delle bellezze di ogni località.

Siracusa è la prima delle nostre mete. Capire da dove iniziare a guardarsi attorno è difficile, perdersi tra le strade di Ortigia sembra sempre più attraente, con lo sguardo catturato da ogni fremito di vita che si consuma fra il mare e le case cittadine, che risplendono, rivestite di tufo e pietre calcaree che imprigionano la luce del giorno.

Ortigia si svela a noi lentamente, con il fascino consapevole di un luogo ammirato, ricercato e desiderato da ogni viaggiatore per secoli. Una penisola nell’isola, che si nutre di mitologia e di sole, di quel calore nel quale si crogiolano, a ogni ora del giorno, i profumi degli arancini fritti e dei chicchi di caffè. Dalla Fonte Aretusa camminiamo fino alle strade e ai vicoli del centro, superando i profili barocchi delle chiese, e la giornata scorre così, lasciandosi vivere con la bellezza delle cose semplici.

Sicilia
Visuale sui tetti della città. Foto di Monica Guzikowska (Unsplash)

Capitolo II: «Apotropaico»

«apotropàico agg. [der. del gr. ἀποτρόπαιος «che allontana», der. di ἀποτρέπω «allontanare»] (pl. m. -ci). – Che serve ad allontanare o ad annullare un’influenza maligna»

La prima volta che ho sentito questo termine mi è sembrato subito molto evocativo. Dai libri di archeologia arrivavano suggerimenti visivi piuttosto eloquenti, tra i quali le metope dei templi della Magna Grecia sono rimaste a lungo nella mia mente, a dar respiro a un immaginario in cui l’antichità tornava a vivere nel suo splendore.

Eppure ne ho compreso davvero il significato, così tangibile e immediato, solo durante il viaggio in Sicilia. Di fronte ai reperti del Museo archeologico di Siracusa, uno dei più vasti e immensi raccoglitori di tesori in tutta Italia, ho finalmente contemplato tutti i suoi significati da vicino. Ed è stato sorprendente riuscirne a capire la portata, ancora più stupefacente a così tanti secoli di distanza.

Dopo aver fatto tappa al Parco archeologico della città antica di Siracusa, dove il teatro greco continua a ospitare splendide rappresentazioni anno dopo anno, siamo scesi nel Museo archeologico, dove si trovano rari tesori, testimonianze di civiltà, tradizioni, culture di cui sono rimaste le tracce nella società contemporanea.

Qui ho ritrovato lei, la Gorgone che tanto mi aveva affascinato durante gli studi in Archeologia, e che avevo osservato tanto sui libri. Con solo un vetro a separarci provo una sensazione di spaesamento, la stessa che ho provato a tratti durante l’esplorazione del parco archeologico, e istintivamente ricordo la storia di Medusa.

Sono tante le storie del mito che rivivo durante la giornata, tra i resti di civiltà, di storie, persone e credenze, leggende, frammenti di vita giunti a noi sotto forma di amuleti, vasi, sarcofagi, sculture

Siracusa
L'interno del Duomo di Siracusa. Foto di Antonio Sessa (Unsplash)

Capitolo III: Tramonti e calici di vino

Il Cortile La verga si trova in un quartiere di Ortigia che nelle sere d’estate si anima di vita nuova. Isolato quanto basta dal centro più turistico è la meta perfetta per un calice – o una bottiglia – di vino, con la compagnia giusta.

Portando alla bocca il vino più dolce che abbia assaggiato durante il viaggio inizio ad apprezzare, in più sfaccettature, la mia permanenza in una terra così selvaggia e così aulica allo stesso tempo. La Trinacria continua a sorprendermi e a donarmi momenti di introspezione quasi proustiani, che non mi aspettavo così frequentemente.

Ancora una volta il passato si fonde con la contemporaneità e ne diviene parte, andando a costruire ricordi incastonati nella memoria odeporica di un soggiorno votato all’Arte e alla bellezza.

Capitolo IV: Caravaggio e gli altri

C’è chi non può fare a meno di dedicare la propria vita all’Arte e la consacra ad essa, sia come esteta, voyeur che guarda da lontano ma non per questo meno intensamente, sia come demiurgo, artefice di tanta grazia e armonia nel mondo esteriore.

Fra queste personalità alcune hanno legato la propria esistenza alla Sicilia, elevandola a luogo di ispirazione e sperimentazione artistica. In una sola piazza convivono più secoli e storie, esperienze artistiche che si intrecciano e insieme formano l’essenza della città di Siracusa, dalle facciate barocche al richiamo all’antichità costante e radicato saldamente all’identità culturale siciliana.

A colmare la distanza fra l’antico tempio dedicato ad Atena, che oggi è il Duomo della città, con ricchezze di ogni genere al suo interno, e uno degli ultimi capolavori di Caravaggio: il Seppellimento di santa Lucia. Poco più distante, nel museo di Palazzo Bellomo, si trova l’Annunciazione di Antonello da Messina, nel quale gusto fiammingo e innovazione italiana si fondono in un bellissimo esempio di pittura.

Iconografie e stili si mescolano, grazie alle influenze esterne su un substrato culturale già ricchissimo di stimoli differenti, nel gioco di rimandi e suggestioni che vede l’alternarsi di scuole, sensibilità, maestranze diverse nel corso della storia.

Noto

Capitolo V: Maioliche & pasta alla norma

Noto è la seconda città del nostro itinerario. Con le sue bellezze barocche e i suoi colori caldi sembra avvolgerti in un’aura d’estate imperitura, lasciando l’illusione che non debba mai finire davvero.

Oltre alle numerose chiese della città è stato entusiasmante soprattutto scoprire il centro a piedi, camminando per i dedali di strade che ti conducono a meravigliosi giardini segreti, scalinate verso bellezze nascoste e terrazze per godersi la vista dall’alto.

Palazzo Castelluccio sembra l’ambientazione di un film di Visconti, mentre Palazzo Nicolaci lascia stupefatti di fronte alle figure scolpite, fra animali e mostri mitologici e fantastici, a sorreggere le piccole terrazze che danno sulla via principale, dove si mangia la migliore pasta alla norma che abbia mai assaggiato.

A breve distanza dalla città si trovano la riserva naturale di Vendicari, oasi di acque limpide e cieli immensi, e la Villa romana del Tellaro: splendidi mosaici e un passato glorioso, nel mezzo della campagna sicula.

Sicilia
Foto di Flo P (Unsplash)

Piazza Armerina

Capitolo VI: Mosaici & melograno

Il vero tesoro, però, è Piazza Armerina, con la sua villa del Casale. Siamo in provincia di Enna, borgo dimenticato su una rocca aspra che tende a celare la sua identità, per custodirla gelosamente, mentre ne percorriamo i saliscendi e i dislivelli. I lirici greci mi distolgono dal grigiore oppressivo che mi assale fra le mura del borgo, di cui mi rimane un ricordo amaro e indefinito.

Sopresi in macchina da un temporale estivo aspettiamo che finisca per riprendere il tragitto verso la villa romana del Casale, dove siamo immersi da un mondo di colori, movimenti, energie che non hanno smesso di sorprendere ospiti e visitatori, archeologi ed esteti provenienti da ogni dove. Mi concentro a fondo per portare con me tutta quella bellezza, accogliendo ogni dettaglio, figura, gesto e fisionomia e quando siamo pronti, con gli occhi pieni di tutta quella ricchezza, ci congediamo lentamente per tornare a casa.

Capitolo VII: Chiese, castelli e il ritorno per mare

Parte integrante dell’esperienza sicula è costituita dallo stesso viaggio che si compie per raggiungerla e, quando ci si allontana, per guardarla mentre i suoi contorni si fanno man mano meno nitidi.

La percezione dell’isola che si ricava già dal tragitto necessario per avvicinarsi a scorgerla in tutta la sua luminosa essenza è quella di una terra meravigliosa e lontana, non fisicamente ma in altre dimensioni.

Potendo attraversare lo stretto di Messina in traghetto, per poi proseguire in treno, ho tentato di godermi ogni prospettiva, ogni scorcio, ogni angolo inaspettato di luce e storia, seguendo con lo sguardo il profilo di una costa mitica, protetta da mostri marini e divinità, entità che hanno cambiato nome ma che continuano a vegliare sul loro luogo prediletto e amato.

 

piazza armeria
I mosaici di Piazza Armerina. Foto di Giulia Frigerio